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Ritorno alle puttane, ma anche altre storie affini

Qualche tempo fa ho scritto un post intitolato Storie di Troie e Questioni Affini: ho usato un termine appositamente un po’ edgy, che in qualche modo ha funzionato guardando i risultati di Google Search Console. Un po’ mi spiace perché magari quelle persone stavano cercando storielle sconce e invece io avevo scritto una ridotta antologia di Storie che a vario titolo mi avevano fatto pensare. In ogni caso mi sa che non ne sono troppo dispiaciuto, dato che sto per mettere un termine volgarissimo anche nel titolo di quest’altro post. Oddio, scrive post con puttane nel titolo!

Tra l’altro quell’altro post, quello che ho linkato poco sopra, noto ora che l’ho scritto quasi esattamente un anno fa. Ci son tipo due giorni di differenza. Il ferragosto mi fa malissimo. Tutta l’estate mi fa malissimo. Il caldo e le canzoni estive mi rendono fastidiosamente malinconico, che poi anche le peggio storiacce d’amore o giù di lì mi commuovono e poi scrivo post come quello che sto scrivendo. Cambia pagina finché sei in tempo!

Memoria delle mie Puttane Tristi (reprise)

Riletto. Ne ho parlato a un amico e prima di prestarglielo l’ho riletto. È un’impresa non troppo ardua, come gli spiegavo, perché Marquez ha condensato una storia straordinaria in pochissime pagine, circa 140 con un carattere dal corpo esagerato (simile a quello che usavo io quando scrivevo le ricerche per scuola e volevo falsare la lunghezza del testo). Questo libretto mi lascia sempre stranito, dentro lì c’è qualcosa che devo capire ma che poi mi sfugge, forse serve un’altra rilettura. O forse non ci arriverò mai per davvero. Perché c’è davvero qualcosa di straordinario nella storia di un novantenne, che dopo aver passato la vita tra puttane ciocca completamente e perde la testa per questa ragazzina addormentata. La incontra solo mentre le dorme. E se ne innamora comunque, capito? Forse è solo demenza senile, ma spero sia come mi suggerisce la mia vena romantica: una metafora di come si tende a idealizzare le persone e, a seconda dei casi, ad innamorarci di loro. Ora l’ho prestato quindi per un po’ non lo rileggerò, magari se ne riparla il prossimo agosto.

Ah, ho comprato il libro a cui Marquez si è ispirato: è di un giapponese premio Nobel, si chiama, l’autore dico, Yasunari Kawabata e il libro invece si intitola La Casa delle Belle Addormentate. Letto qualche pagina ma non ancora finito, forse ne scriverò un’altra volta.

L’Uomo Duplicato

Cercando Kawabata mi è venuta la strana idea di cercare la lista degli autori premiati come premio Nobel. La si trova comoda comoda su Wikipedia. Per un processo cognitivo che non ricordo ma che potrei imputare al puro caso, mi ha interessato Jose Saramago, portoghese, premo Nobel nel 1998 (avevo 10 anni). Seguendo un secondo processo cognitivo non ricostruibile, ma questa volta più orientato a soppesare titolo e copertina, ho finito per comprare L’Uomo Duplicato. Le puttane qui non c’entrano, me ne scuso con il lettore arrivato qui per sbaglio, ma si tratta invece del tema dell’identità personale oltre che, ancora più importante, dell’unicità personale. La premessa è surreale: un uomo scopre di avere un clone, identico in tutto e per tutto. Ricorda un po’ le premesse della trilogia de I Nostri Antenati di Calvino: l’uomo duplicato starebbe bene vicino al cavaliere inesistente o al visconte dimezzato. Il protagonista passa più di metà libro preso malissimo proprio per il fatto di avere un clone, vuole scoprire chi è e vuole conoscerlo. Il tutto magari senza farsi conoscere a sua volta. Però, quello che ha colpito me, non è tanto la situazione personale del clonato, ma di chi gli sta intorno. In altre parole, se io avessi un clone potrei anche accettarlo. Se fossimo solo io e lui al mondo. Il vero problema è quando ci sono di mezzo gli altri, che poveracci non sanno con chi stanno parlando, non stanno con chi stanno limonando. Caro oggi sembri un altro, che ti è successo? Starebbe lì il problema secondo me.

Pensiero a latere: come si può chiudere con successo una vicenda incentrata su un evento, su una situazione, surreale? Estirpi l’elemento fuori posto, senza pensarci due volte, magari con un ulteriore elemento surreale; oppure non la chiudi per niente.

You Me Her

Dai che in questo paragrafetto si parla davvero di puttane! Yay! O meglio, di escort. L’uomo di una coppia in crisi decide, su consiglio di suo fratello (personaggio un po’ demente) di rivolgersi a una escort per riattivare la libido. La incontra, ci parla un sacco, limonano davvero duro e poi torna a casa senza averci fatto altro. Preso dal senso di colpa, racconta tutto alla moglie, la quale però, volendo capire cosa ha provato il marito, incontra a sua volta l’allegra ragazzina e riscopre la sua vena lesbica, o meglio, l’altro lato della sua vena bisessuale, assopita dai tempi dell’erasmus a Barcellona. La prima puntata (io son solo tipo alla terza, eh) si conclude con entrambi i coniugi che in qualche modo si sono innamorati di Izzy (così si chiama la ragazzina). E a dire il vero, anche io me ne sono un po’ innamorato a questo punto.

Two Mothers

La premessa sembrava molto buona, il fatto che ci fosse l’attrice di Claire di House of Cards (Robin Wright) sembrava molto buono. Invece poi ho lasciato perdere intorno al minuto 30. Forse è colpa mia che fatico a provare empatia verso due mamme barra migliori amiche che cominciano a scoparsi l’una il figlio dell’altra. Degno di nota il modo in cui l’ho scoperto, ovvero usando un filtro tanto specifico quanto orientato allo scoprire cose assurde: produzioni australiane.

Italiano medio

Vi ricordate quando Maccio Capatonda faceva finti trailer di film che in realtà non esistevano? Ecco, mantenere quel ritmo dall’inizio alla fine di intero film (vero) non è così facile, per cui il risultato è una catena di sketch da finto trailer, in molti punti allentata perché, appunto, stiracchiare una comicità da trailer fino a farla diventare un film non è possibile. Le puttane ci sono perché il protagonista, dopo aver preso una pastiglia che lo rincretinisce facendolo diventare un italiano medio, assume come propri tre valori: la famiglia, la prostituzione e la gassosa.

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