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Burly Men at Sea e altri che vogliono raccontarmi storie

C’è dietro una sorta di metastoria. Nel senso che prima di raccontarmi la storia di Burly Men at Sea, prima di farmela raccontare, prima di guidarla, c’è la mia piccola storia di delusioni e acquisti che forse si potevano evitare.

Una cosa che dico tutti gli anni: i saldi di Steam sono sempre più tristi. Agli inizi era tutta un’altra cosa, all’inizio avevo 4 giochi in libreria e qualsiasi offerta sembrava l’offertona di una vita. Ai primi saldi trovavi le cose scontate del 75% e sembrava tutto bellissimo e lo compravi. Con gli anni, forse metafora dell’invecchiamento, i saldi peggiorano (e tu diventi più vecchio e robboso) e finisci con lo spendere soldi in Indie colorati, perché i giochi quelli tripla A, a parte che hai sempre meno tempo per giocarci, non sembrano mai abbastanza scontati. Il me piccino sarebbe incazzatissimo con il me di ora: centinaia di giochi in libreria e serate passate a lavorare.

Allora cosa faccio? Compro due Indie, al solito. Uno di questi è Burly Men at Sea. Burly Men at Sea si pone nelle seguenti categorie: top art 2D color pastello, story-driven, interactive story, multiple endings. In altre parole un libro game colorato. Non sono i primi che ci provano. C’è TellTale Games a guidare con successo la brigata di quelli che provano a sterzare il videogioco verso il libro game 2.0. Gli ingredienti sono pochi e per la precisione, in questo ordine di importanza: una storia (più bella è meglio è), delle scelte (più sono sfumate, meglio è), diverse linee narrative possibilmente legate alle scelte. Per esempio TellTale riesce a centrare l’obiettivo con una bella storia, delle scelte sfumate il giusto, anche se poi quelle scelte sono spesso belle e ignorate e finisci dove vogliono loro.

Burly Men at Sea sbaglia perché intanto la storia non sta troppo in piedi. Dovrebbe essere una passeggiata colorata tra le maggiori leggende marinare, ma poi, in realtà, si limita a citarle. Le scelte sono binarie e del tutto arbitrarie (sto nella balena e aspetto oppure esco?), ciò che succede reso molto bene graficamente ma quasi svogliato dal punto di vista narrativo. Se sblocchi i finali ottieni dei codici, che puoi usare per comprare libri sullo store degli autori del gioco. Ecco: forse se visto così Burly Men at Sea acquista un senso. O meglio, ci sono due modo di vederlo se proprio vogliamo estrarlo dalla categoria videogiochi di merda. Il primo è considerarlo un esercizio di stile, un proof of concept: colori pastello, narrazione accennata, effetti carini. Oppure lo vediamo come quello che in realtà credo che sia: uno strumento promozionale per vendere libri. Funziona no? Dal gioco accenno storie e ti faccio vedere che comunque dal punto di vista grafico siamo fighi. Vuoi approfondire? Taaaac, ecco il link per comprare i libri, che sono anche quelli pastello e belli illustrati.

Ecco, forse più che un videogioco Burly Men at Sea va considerato una piacevole pubblicità interattiva. Così ha un senso.

Lawrence d'OrobiaBurly Men at Sea e altri che vogliono raccontarmi storie

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