Lawrence d'Orobia

Quattro matrimoni e un limone

Amy Winehouse. La cassa del bar decide di passare Amy Winehouse. Che è perfetta, perché siamo a metà settembre e Amy Winehouse sa di fine estate, sa di ultimi rimasugli di caldo. Sa di quel caldo che lotta e scalpita, di quel caldo che ti fa passare il pomeriggio e la prima serata in maniche di camicia, magari pure arrotolate, ma che si arrende poco dopo cena.

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Guy Delisle e del perché a me “graphic journalism” fa schifo

Ho sempre evitato quelli che si definiscono graphic journalist. Davvero. E ho sempre evitato anche le paginette, ad esempio dentro a Internazionale, quelle con il titolo graphic journalism. Il giornalismo deve essere oggettivo, distaccato, apatico quasi, è giusto che sia così ed è bellissimo quando è così. Se lo rendi graphic, oltre a poter dire di meno, lo rendi soggettivo. Se sovrapponi strati che si percepiscono anziché capiscono, se lo rendi aneddotico e didascalico, non è più giornalismo. È qualcos’altro.

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Perché Bandersnatch è completamente diverso da un librogame

Netflix pubblica un episodio di Black Mirror interattivo, in cui puoi fare delle scelte che modificano la storia, e la gente impazzisce. Divisi tra quelli che schifano il dover tenere il mouse a portata di mano e quelli che invece vedono nell’interattività il futuro delle serie televisive, quasi tutti i commentatori sono d’accordo su una cosa: il modo più veloce per spiegare cosa è Bandersnatch è paragonarlo a un librogame. Sbagliato.

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Ritorno alle puttane, ma anche altre storie affini

Qualche tempo fa ho scritto un post intitolato Storie di Troie e Questioni Affini: ho usato un termine appositamente un po’ edgy, che in qualche modo ha funzionato guardando i risultati di Google Search Console. Un po’ mi spiace perché magari quelle persone stavano cercando storielle sconce e invece io avevo scritto una ridotta antologia di Storie che a vario titolo mi avevano fatto pensare. In ogni caso mi sa che non ne sono troppo dispiaciuto, dato che sto per mettere un termine volgarissimo anche nel titolo di quest’altro post. Oddio, scrive post con puttane nel titolo!

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Quelli del club del sigaro mi spiegano il Nicaragua

Cerco su Spotify cigars per trovare una playlist adatta, una di quelle che ti appoggi allo schienale, chiudi gli occhi, respiri a fondo e rivedi, rivivi, quello che hai cercato. Ne trovo una che promette bene, promette Whisky and Cigars, e 24.000 followers gli hanno creduto. Premo play prima di vedere cosa effettivamente c’è dentro: mi accoglie Etta James, dicendo At Last. Io il sigaro non ce lo sento.

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Electric Dreams, che è come Black Mirror, ma sa di retro sci fi

Bzz bzz. Mi vibra il telefono. Due vibrate lunghe di solito vuol dire Whatsapp. Oppure un SMS, ma nel 2018 è più probabile Whatsapp. Non ho idea di quale sia la suoneria che ho impostato: io ho sempre il silenzioso con vibrazione attivata. È L che mi chiede se conosco Philip K Dick per poi annunciare trionfante una nuova serie (Electric Dreams) basata sui suoi scritti.

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Domini che avevo ma che adesso non ho più

C’è stato un momento in cui per cominciare un side-project avevo bisogno di un dominio. Non era un bisogno reale, potevo già allora fare domini di terzo livello o qualcosa del genere. Era più un bisogno psicologico, rassicurante, stimolante. Idea, dominio, codice. Poi fortunatamente ho capito che non era il caso di registrare ogni cavolata.

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Machinarium

Ho provato a risalire alla data in cui ho incontrato per la prima volta questo gioco, ma non ci sono riuscito. Mi ricordo che mi ero innamorato già dei primi screenshot, per il loro sapore steampunk e molto umano, nonostante quel mondo, il mondo di Machinarium, fosse popolato solo da freddi robot. Probabilmente è stato questo contrasto a suggerirmi, qualche anno dopo, la linea da tenere con Exp0 su CTRL. Recentemente, complice la sua comparsa su Steam, ci ho rigiocato.

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