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Walking Dead: Season 2 – avventura Telltale

Il punto è che a me, gli zombie, son sempre stati un po’ sul cazzo. Soprattutto qualche anno fa, quando, tra Walking Dead e compagnia bella erano parecchio di moda e me li ritrovavo in tutte le salse. Videogiochi, giochi da tavolo, telefilm, film, fumetti, libri. Insomma: ovunque. Uno strazio.

Tanto che ho provato ad evitare qualsiasi contatto per diverso tempo, quasi a voler scampare il contagio da parte di questi mostri mezzi decomposti. Poi mi hanno convinto a vedere Walking Dead. Il telefilm intendo. Mi è piaciuto, tanto che ho visto le prime serie di fila. Su quell’onda ho giocato anche la prima stagione di Walking Dead. I videogioco intendo, quello di Telltale. Che mi è piaciuto davvero tanto.

Avevo conosciuto Telltale per via dei seguiti di Sam & Max. Si vedeva che la società era giovane e aveva da imparare, ma ci avevo visto buone premesse. Con il tempo Telltale si è evoluta, anche dal punto di vista artistico. I suoi giochi continuano ad essere etichettati come avventura, ma avventura nel senso classico non sono. In un’avventura mi aspetto esplorazione, interazione, puzzle da risolvere. Tutte cose che con le ultime wave di titoli Telltale (A Wolf Among Us, Game of Thrones)  sono decisamente andate perse. I giochi Telltale sono storie interattive: puoi fare delle scelte, per la maggior parte confinate ai dialoghi. Un po’ come i libri game. Le scelte modificano parzialmente la storia, anche se non più di tanto a dire il vero. Diciamo che più che altro permettono di definire alcune sfumature del personaggio che si controlla e poco più. Non aspettatevi grosse svolte nella trama, se non verso il finale.

Nel primo videogioco basato sull’immaginario di Walking Dead la possibilità di poter veramente modificare la trama si percepiva. In particolare alcune scelte permettevano di legarsi ad altri personaggi del gruppo e magari ottenere il loro appoggio per una missione al limite del ragionevole. La prima stagione era profonda ed emotiva, alcune scelte erano davvero complicate. Ai personaggi mi ero affezionato, in particolare ai due protagonisti: Lee e Clementine. Clementine, una bambina di circa dieci anni, è la protagonista della seconda stagione.

Così morivo dalla voglia di provare il secondo capitolo, che però avrei comprato solo ai saldi. Nel frattempo mi disaffeziono a Walking Dead la serie TV. Alla sesta stagione comincia ad essere sempre la stessa storia: le questioni etiche, i punti di vista e la guerra tra vivi sono già stati elaborati e, salvo sorprese in settima stagione, non credo ci sia più molto da dire. Purtroppo la stessa cosa vale per la season 2 del videogioco: le scelte su questioni difficili erano già state proposte in precedenza e riproposte perdono di senso. Scegli di fare il lupo solitario o punti sul gruppo? Meglio sacrificare una persona per essere certo di salvare tutti gli altri o corri tutti i rischi del caso per salvare tutti? Chi è buono e chi è cattivo? A chi regalo il cibo per farmelo amico?

A questo va aggiunto che molte situazioni sono paradossali. Alcune scelte dei personaggi non controllati sono completamente senza senso. Alcuni punti della trama sono presi pari pari dal telefilm, cambiando magari ambientazione e nome dei personaggi (al contrario della prima stagione che era decisamente più originale).

In conclusione Walking Dead: Season 2 merita di essere giocato, ma dopo il primo episodio (adrenalinico e ben fatto) perde di spessore e si attesta ben al di sotto del suo precedessore.

Lawrence d'OrobiaWalking Dead: Season 2 – avventura Telltale

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