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Due Fratelli di Milton Hatoum

Di solito non procedo a caso. Non sono di quelli che va in libreria e si lascia affascinare dalle copertine, dai titoli, dai faretti contro gli scaffali. No: leggo un libro se so cosa sto per leggere, se me l’hanno consigliato, o se me l’hanno regalato. Di solito. A Due Fratelli di Milton Hatoum, per esempio, ci sono arrivato facendo un giro più lungo.

Prologo
In libreria vedo Due Fratelli di Fábio Moon e Gabriel Bá. Lo sfoglio, il tratto mi sembra interessante, spagnolo, portoghese, forse sudamericano. Non lo compro, ma tornato a casa mi informo meglio. Scopro che i due sono brasiliani e che si tratta dell’adattamento dell’omonimo libro scritto da Milton Hatoum (anche lui brasiliano, ma di origini libanesi). Lo cerco su internet e trovo l’edizione di Marco Tropea Editore scontatissima. Ultimo pezzo. Amazon mi avvisa che si tratta probabilmente di un fondo di magazzino, potrebbe avere la copertina rovinata (nella mia testa il libro è ingiallito e magari puzza un po’ di umidità). Lo compro e mi arriva il giorno dopo. Non è ingiallito, non è rovinato e profuma di libro nuovo. Peccato.

Comincio a leggerlo. Nelle prime due pagine vengono citati immediatamente tutti i personaggi principali, in un flash forward di cui ovviamente non si capisce una mazza, ma che mi ricorda l’inizio di certi telefilm, con scene a caso della puntata in rapida successione. Poi il ritmo rallenta e la storia comincia a costruirsi. I protagonisti sono due fratelli (dai?), gemelli (ah, beh), omozigoti ma con caratteri molto diversi (te pareva), che in sostanza o stanno molto lontani o si spaccano la faccia a vicenda (interessante!). Il tutto condizionato, probabilmente causato, da una madre eccessivamente, anzi, morbosamente, attaccata a uno dei due, che fa di tutto per farli riconciliare ma che finisce per peggiorare la situazione. Ah, sempre la madre coccola e vizia il più scapestrato dei due, lo difende, ne è gelosa e si intromette nei suoi affari (anche e soprattutto amorosi). Insomma, sta madre è un po’ il sogno bagnato di Freud.

La storia, ambientata a Manaus (Brasil) intorno agli anni ’50, è narrata dal figlio della governante della famiglia di cui sopra. Sa tutto, o comunque molto, perché ha visto molti episodi in prima persona, ma anche perché il padre della famiglia, ad un certo punto, lo prende come amico-confessore e gli racconta il suo punto di vista. Quello che non è chiaro è chi sia il padre di questo povero cristo: le supposizioni formano una sottotrama che potrebbe essere riassunta in: How I met your father (ma senza Barney Stinson).

Un libro impietoso, in cui molte delle ragioni che muovono i personaggi diventano sempre meno condivisibili man mano che si procede, man mano che vengono spiegate e “motivate” (una delle mie reazioni: no! cazzo piangi, cazzo preghi? scema!). Odio e astio senza motivo, difese per partito preso, demonizzazioni non-si-sa-bene-perché. La famiglia tipo. Son partito con la ferma intenzione di comprendere le ragioni di tutti i personaggi, ho finito per detestarne la maggior parte. Libro interessante, di cui prima o poi leggerò anche l’adattamento a fumetti che mi ha attirato in libreria.

Lawrence d'OrobiaDue Fratelli di Milton Hatoum

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