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From Dusk till Dawn, la prima stagione

Ho finito di vedere la prima stagione di From Dusk till Dawn. L’ho vista in italiano su Netflix e devo dire che tutto sommato si lascia guardare. Non è la migliore serie del mondo, ma ci sta. Manca un po’ l’ignoranza del film, se devo dirla tutta, mancano Banderas e Tarantino, ma questo l’ho già detto. E poi è chiaro: non puoi tirare fuori pezzi da novanta per una serie TV. A parte Kevin Spacey, lui può.

Dicevo: avendo visto prima il film (pochi giorni prima a dir la verità: si lo so, faccio ammenda), mi aspettavo molta molta più ignoranza. La sfida sarebbe stata difficile da affrontare perché, comunque, superare il liquidator con acqua santa non è facile. Però ci si poteva provare, a costo di ottenere qualcosa alla Kung Fury. Invece no: ci han messo trama solida e caratterizzazione dei personaggi. Che brutte persone.

In più, come se non bastasse, avendo più tempo a disposizione per esplorare la trama, sono riusciti a spiegare diversi punti che nel film rimanevano un po’ oscuri. Ad esempio la pazzia di Richie, che non è proprio pazzia, ma sono visioni provocate da questa divinità precolombiana (che tra l’altro è piuttosto gnocca e passa 7 puntate su 10 in bikini e le restanti in jeans attillati).

Nell’introduzione, che ho scritto all’altezza del terzo episodio circa, dicevo che non mi era chiarissima la natura dei vampiri. Ecco: non sono proprio vampiri. Son mezzi serpenti, mostri, demoni. Possono mutare forma, posso trasformarsi in coloro a cui hanno succhiato il sangue (ecco: nel succhiare sangue sono ancora vampiri, ma vi giuro che i denti sono quelli di un serpente, e tutta la storia si basa sui serpenti).

Poi visioni, sparatorie, sfide contro il proprio inconscio: insomma di materiale ce n’è. Chissà quando esce la seconda stagione di From Dusk till Dawn su Netflix…

Lawrence d'OrobiaFrom Dusk till Dawn, la prima stagione

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