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Touch, ovvero la serie TV delle coincidenze

È difficile capire di cosa tratta esattamente Touch basandosi sulla didascalica introduzione di Netflix. Quello che è chiaro è che il protagonista è un bambino. Un bambino autistico in fissa con i numeri, in grado di utilizzarli per predire eventi futuri.

Tanto che inizialmente pensavo fosse una sorta di Numb3rs, quel telefilm in cui un matematico aiutava il fratello poliziotto a risolvere i casi più complessi usando, appunto, numeri e algoritmi. Non so esattamente quanto fosse verosimile quello che avveniva in quel telefilm, ma aveva una parvenza di scientifico: se non altro utilizzavano i termini giusti e nominavano teoremi veri (e non a sproposito).

Mi aspettavo qualche cosa del genere: un bambino con magari qualche problema a farsi capire, ma in grado di calcolare e mostrare qualche cosa. Mostrare magari in modo strano, ad esempio facendo scattare allarmi a una certa ora. Ma fin dalla prima puntata di Touch è chiaro di veramente matematico, di scientifico, non c’è molto. O meglio: siamo di fronte al livello scientifico di Lost. Però delle ultime stagioni, dove la scienza aveva abbandonato il campo alla pseudoscienza (la sana pseudoscienza alla Fringe) che a sua volta aveva abdicato in favore di una sorta di paranormale soft.

Quello che Jake vede (Jake è il bambino protagonista di Touch) è dovuto a una sorta di stato avanzato di consapevolezza: è come se vedesse il tessuto del mondo. Anzi, le connessioni che tengono insieme tutti gli elementi del mondo, in particolare gli esseri umani. Lui stesso, che si rivolge al telespettatore all’inizio e alla fine di ciascuna puntata, nomina spesso queste connessioni usando come metafore degli spaghi che collegano tutti e tutti, spesso seguendo percorsi non lineari.

I numeri che vede, che percepisce, sono delle anomalie. Questa anomalie lo fanno soffrire, tanto che deve in qualche modo riuscire a comunicare con il padre (coprotagonsta di Touch) in modo che lui possa risolverle e rimettere ordine. Tale attività consiste nella maggior parte dei casi nello scatenare una serie di coincidenze che fanno finire tutto il meglio. Ad esempio un aquilone si incastra su un’antenna parabolica, che fa smettere di funzionare la connessione di un tipo, il quale invia un messaggio errato dall’altra parte del mondo, causando un cortocircuito che permette di salvare un soldato in Afganistan. Tutta questa storia delle coincidenze sembra pacco a parlarne, ma in realtà gli autori riescono a prendere storie completamente sconnesse tra loro e farle intersecare, completare a vicenda, intorno o grazie al numero estratto da Jake.

I tentativi nelle puntate iniziali di Touch di dare un’apparenza scientifica a tutto quanto Jake vede erano piuttosto ridicoli (si limitavano a tirare in ballo in maniera poco sensata la sequenza di Fibonacci o la sezione aurea). Fortunatamente si sono accorti che non era il caso e hanno smesso di provarci prima che fosse troppo tardi, rifugiandosi nel terreno meno accidentato della pseudoscienza. Così i numeri che Jake percepisce e trasferisce al padre fanno parte della Sequenza di Amelia, sequenza già studiata da un professore che prova ad aiutare i protagonisti. Com’è ovvio che sia, tale sequenza può essere usata per diversi fini e a metà della prima stagione è già stato introdotto qualche elemento che fa pensare a una società (maledetti poteri forti) che vuole completare la sequenza per i suoi loschi piani…

Boh, secondo me Touch merita una chance.

Lawrence d'OrobiaTouch, ovvero la serie TV delle coincidenze

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